Agilulfo
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I Longobardi



Longobardi (o Langobardi) furono una popolazione germanica apparsa nelle fonti scritte nel V° sec., quando si stanziò nel Meclemburgo. Secondo l’antico mito longobardo delle origini essi, provenienti dalla Scandinavia, sarebbero partiti verso il continente europeo a causa di una grave carestia. Ma per la scienza storica delle migrazioni, i vari gruppi germanici si sarebbero differenziati solo durante le migrazioni stesse e sarebbero stati solo un elemento delle posteriori gentes di età storica. In questo senso i Longobardi come stirpe germanica definitivamente formata non sono più antichi dei loro stanziamenti in area tedesca.

I Longobardi riappaiono nelle fonti durante la guerra dei Romani contro i Marcomanni di cui erano alleati. Sconfitti, rimasero per altri due secoli sulla Bassa Elba. Nel 488 giunsero nella Bassa Austria guidati dal re Vacone passando poi il Danubio tra il 527 ed 527 e penetrando in Ungheria; all’epoca il loro regno comprendeva anche la Boemia. Nel 547-48 si spinsero nella Pannonia meridionale e nel Norico mediterraneo; la loro nuova qualità di "federati" dell’impero trascinò i Longobardi negli scontri con i Gepidi, poi in nella guerra greco-gotica sempre come alleati dei Bizantini; lo scoppio aperto delle ostilità contro i Gepidi vide in seguito i Longobardi vittoriosi ma a prezzo di una pericolosa alleanza con gli Avari, che divennero la forza dominante in area balcanica. Così, a causa della pressione degli stessi Avari, i Longobardi furono costretti a dirigersi più a ovest e, guidati dal re Alboino, nel 569 penetrarono in Italia; al momento dell’invasione i Longobardi mantennero quasi intatta la loro antica cultura tribale, l’unico elemento di chiara influenza romana fu la loro conversione al cristianesimo ariano.

L’occupazione dell’Italia da parte dei Longobardi avvenne con Alboino che occupò parte del Veneto e puntò su Milano e Pavia; dopo un assedio di tre anni l’antica capitale del regno gotico si arrese. L’assassinio di Alboino (certo per manovre bizantine), poco dopo la presa di Pavia (572), gettò i Longobardi nel caos, bloccando lo sviluppo di razionali piani di conquista. Assassinato dopo due anni il nuovo re Clefi, una parte dei Longobardi cadde sotto l’influenza bizantina. Durante la cosiddetta anarchia ducale (574-84), il paese fu percorso da bande di guerrieri che saccheggiavano e devastavano. Nel 584, di fronte alla concreta minaccia di un’invasione franca i Longobardi si sottomisero al re Autari ma il caos politico cominciò a diradarsi solo con il suo successore, Agilulfo (590-616).

In questo periodo fu stipulata una prima pace con l’impero, che riconobbe il regno longobardo nella sua configurazione territoriale: esso comprendeva l’Italia del nord (eccetto la fascia costiera veneta e la Liguria), la Tuscia, il cuore dell’Umbria e delle Marche e vaste regioni del sud. Già in quest’epoca fu chiaro però che l’autorità del re longobardo era debole a sud degli Appennini: i duchi di Spoleto e di Benevento rappresentavano dei poteri quasi autonomi. Nel resto del regno i duchi, stretti collaboratori del re, erano posti a capo di civitates, città con il loro territorio. Sotto Agilulfo e sua moglie Teodolinda aumentò la collaborazione con i residui elementi colti della popolazione romana e si stabilì un rapporto di parziale convivenza con il papato, allora rappresentato da Gregorio Magno.






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Agilulfo



Detto anche Agone, di stirpe Turingia, fu re dei Longobardi (m. Milano tra il 615 e il 616). Duca di Torino, sposò Teodolinda, vedova del re longobardo Autari, e salì al trono nel 591. Stipulata la pace con i Franchi, Unni e Avari, cercò di affermare l'autorità regia sui duchi ribelli e di estendere i confini del regno. Ripresa la lotta con i Bizantini, conquistò l'interno del Veneto e giunse con una campagna militare (593-594) fino alle porte di Roma; qui fu fermato dall'abilità diplomatica di Gregorio I che, sostituitosi alla debole autorità imperiale, seppe sfruttare l'amicizia di Teodolinda. Grazie all'energia e all'abilità del pontefice, Agilulfo concluse in seguito una tregua con l'impero e adottò poi, anche per influsso della moglie, una politica di accordo col papa. Favorì il cattolicesimo e consentì che il figlio Adaloaldo venisse battezzato (603), mostrando con ciò di voler proseguire la politica di fusione tra le popolazioni adottata da Autari. Non si hanno notizie certe sulla sua presunta conversione.






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Teodolinda



(Raro Teodelinda) regina dei Longobardi. - Figlia (m. 625 circa) di Garibaldo duca di Baviera, sposò (589) a Verona il re longobardo Autari. Con il valido appoggio di papa Gregorio Magno, la regina si adoperò per la conversione al cattolicesimo dei Longobardi ariani, ottenendo notevoli successi, soprattutto dopo che, morto Autari, T. sposò Agilulfo, duca di Torino (e cognato d'Autari, a cui succedette sul trono), e lo convertì alla religione cattolica. Anche il figlio Adaloaldo (n. 602) fu battezzato secondo il rito cattolico. Morto Agilulfo (616), T. governò in nome del figlio, e il regno godette di un periodo di pace. La regina, la cui figura rimase al centro di numerose leggende popolari longobarde, fu generosa di donazioni alla Chiesa; per suo volere fu eretta, tra l'altro, la basilica di Monza dedicata a s. Giovanni Battista.






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Adaloaldo



Re dei Longobardi. - Figlio (n. Monza 602) di Agilulfo, cui succedette nel 615, e di Teodolinda che l'educò cattolicamente. Per la sua politica favorevole a Roma, la durezza contro i duchi e il tentato accordo con i Bizantini, provocò la reazione nazionalistico-ariana, guidata dal cognato Arioaldo, onde, nonostante l'appoggio del papa Onorio I, A. fu deposto (625-626). Non si conoscono la data e le circostanze della sua morte.